IL TERMINE FOSSILE

Il termine “fossile” fu introdotto dallo scienziato tedesco Georg Pawer o Bauer  (1494-1555) o latinizzato in Agricola (dato che Pawer in tedesco significa contadino)per indicare un qualsiasi oggetto che venisse scavato (fodia o fodere in latino) e portato alla “luce” dalla terra, senza distinzione alcuna tra resti animali, vegetali o minerali. Dalla seconda metà del XIX secolo il termine assunse gradualmente il significato attuale, limitandolo allo studio dei soli resti “organici” (o prodotti da organismi).

I FOSSILI SONO UN BENE CULTURALE E QUINDI OGGETTO DI TUTELA
Nel nostro Paese la raccolta dei fossili è regolamentata dalla legge n. 1089 del 1939 e dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio del 2004, che disciplinano anche le attività archeologiche. I fossili ritrovati sul nostro territorio sono di proprietà dello Stato, il quale a fronte di una denuncia di possesso, può concedere o meno, la possibilità di custodirli al denunciante. Il commercio dei fossili è quindi assolutamente vietato.
All’interno del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, l’articolo 10, comma 4, riporta testualmente “ (…) 4. Sono comprese tra le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettera a): le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà (…)”.
Tralasciamo i riferimenti agli articoli precedenti e susseguenti del Codice facilmente consultabile in internet su vari siti, per mettere in evidenza, come recentemente, l’interpretazione della dizione “le cose che interessano la paleontologia” abbia aperto uno spazio alle cose “che non interessano” la paleontologia. Siamo ancora in attesa della promulgazione di decreti attuativi, codici o regolamenti al riguardo, nonostante varie Istituzioni se ne stiano occupando.


Hexaplex trunculus conglobatus Pliocene
In attesa che il legislatore chiarisca meglio lo spirito della legge, i fossili in generale, raccolte sparse sul terreno “libero”, cioè in siti non assoggettati a vincoli, non sembrano rientrare nelle cose di “interesse paleontologico” ma finora, come detto poco sopra, nessun legislatore è intervenuto a dichiararlo.
Fermo restando il rispetto delle Leggi vigenti, il possesso di fossili, recuperati liberi sul terreno (e questo esclude, di fatto, lo scavo non autorizzato e il conseguente prelevamento di esemplari) e conservati per studio, è tollerato dalle Autorità.
Risulta, altresì evidente, che per gli appassionati, neofiti o meno, è importante far parte di associazioni locali o nazionali che collaborano e a volte interagiscono con le Sovrintendenze, le Università, il Consiglio Nazionale delle Ricerche ed Altri, allo scopo di studiare i reperti interessanti, per poi farli confluire nelle sedi museali o similari, salvandoli dalla distruzione e incrementando le conoscenze scientifiche.